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Їмρøŝ$ĩβlє ΐš Йő†ђîηġ

Filippo Arena

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Sono associato di azione cattolica giovani e sono animatore di un gruppo di bambini di ACR... mi piace ridere... e quando sono con gli altri non riesco a fare a meno di essere allegro! Anche se perduto, penso di essere un sostenitore del tramontato romanticismo... Sono un patriota e porterò sempre in alto il tricolore!

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Welcome by Anera, the BlackAngel...

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Benvenuti nel mio blog

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...Welcome by Anera, the BlackAngel...

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Danielawrote:
mi aggungi la msn principessa.-85aesempio. com
Mar. 11
ciao ti auguro un buon
weekend divertiti aricyao
nadir
http://i166.photobucket.com/albums/u100/nadiro/Immagine1-8.jpg
Tutto è annuncio di te!
Appare il sole radioso, e tu dietro a lui, spero.
Esci fuori in giardino e sei rosa fra le rose,
e sei giglio fra i gigli.
Quando nel ballo ti muovi si muovono le stelle,
insieme e intorno a te.
Notte! E così sarebbe notte!
Tu superi lo splendore soave e seducente della luna.
Seducente e soave sei tu, e fiori,
luna e stelle a te s'inchinano, o sole!
Sole, sii anche per me artefice di giorni radiosi!
Questa è vita, è eternità.
Feb. 21
federicawrote:
nn x offenderti ma ce ne vuole..x mettere xfino la ninna nanna.....XD
 
Feb. 21
ciauuuuuu filoooooo...cn questo nuovo look il tuo blog è diventato più carinoAnimoticon
adesso vadoooo....ciaooooo....passa anke tu ogni tanto dal mio blog...tvb....1 kissone grande
Saridda
Sept. 2
Lorenzowrote:
Ciao filo carino il blog contiano a renderlo sempre meglio ciauz
Aug. 30
5/6/2009

Domani 21 Aprile 2009 - Artisti uniti per l'Abruzzo

 SE SIAMO INSIEME...

DOMANI E' GIA' QUI!

...56 CANTANTI...

...UNA NAZIONE...

Afterhours, Niccolò Agliardi, Albano, Alioscia, Malika Ayane, Claudio Baglioni, Franco Battiato, Baustelle, Samuele Bersani, Bluvertigo, Caparezza, Luca Carboni, Caterina Caselli, Carmen Consoli, Cesare Cremonini, Dolcenera, Elio e le Storie Tese, Elisa, Niccolò Fabi, Fabri Fibra, Giusy Ferreri, Tiziano Ferro, Eugenio Finardi, Frankie Hi Energy, Giorgia, Gianluca Grignani, J-Ax, Jovanotti, Ligabue, Mango, Gianni Maroccolo, Marracash, Gianni Morandi, Morgan, Gianna Nannini, Negramaro, Negrita, Nek, Roy Paci, Pacifico, Mauro Pagani, Giuliano Palma, Laura Pausini, Piero Pelù, Max Pezzali, Massimo Ranieri, Francesco Renga, Ron, Enrico Ruggeri, Antonella Ruggiero, Sud Sound System, Tricarico, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Mario Venuti, Zucchero.


     

1/30/2009

Etica

Capivo ciò che vedeva., e sapevo che aveva ragione. Se il mondo fosse stato il luogo normale che fingeva di essere, io e Jacob saremmo rimasti insieme. E saremmo stati felici. Era la mia anima gemella, in quel mondo, e lo sarebbe rimasto, se a metterlo in ombra non sarebbe arrivato qualcosa di più forte, di così forte da non poter esistere in un mondo razionale. Era così anche per lui? Esisteva qualcosa in grado di eclissare un’anima gemella? Dovevo sforzarmi di crederci. Due futuri, due anime gemelle… troppo per una persona sola. E non era affatto giusto che non fossi l’unica a pagarne le conseguenze. Il dolore di Jacob mi sembrava un prezzo troppo alto. Al pensiero rabbrividii e mi chiesi cosa sarebbe stato dei miei tentennamenti se non avessi perso Edward una volta. Se non avessi scoperto la vita senza lui. Non lo sapevo. Quella sicurezza mi apparteneva così profondamente che non riuscivo ad immaginarmi senza.

<<E’ come una droga per te, Bella>>. Il suo tono era rimasto gentile, niente affatto critico. <<Ormai ho capito che senza di lui non puoi vivere. E’ troppo tardi. Ma io sarei stata una scelta più sana. Non una droga: io sarei stato l’aria, il sole>>.

Accennai un sorriso malinconico. <<Anch’io ne ero convinta, sai. Eri come un sole. Il mio sole personale. Il rimedio migliore alle mie nuvole>>.

Sospirò. <<Con le nuvole posso farcela. Ma non posso cavarmela contro un’eclissi>>.

Tratto da “Eclipse” di Stephenie Meyer

1/28/2009

Cime Tempestose 2

"Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e, se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l'universo diverrebbe per me un'immensa cosa estranea".
 
Tratto da "Cime Tempestose" di Emily Bronte
1/24/2009

Mostro

<<Bella>>, mormorò Edward, che all’istante fu vicino. Mi fissava e dai suoi occhi non traspariva altro che preoccupazione. La sua generosità non aveva limiti. Non avevo mai sentito di meritarlo così poco.

<<C’è una piccola complicazione>>, mi disse, attento a non mostrarsi preoccupato. <<Ho bisogno che Seth venga con me, per risolverla. Non mi allontanerò troppo, ma non resterò neanche in ascolto. So che non ti va di avere un pubblico, qualunque sia la tua decisione>>.

Solo con le ultime parole nella sua voce affiorò il dolore.

Non dovevo fargli del male, mai più. Ecco la missione della mia vita. Mai più sarei stata la ragione di quello sguardo nei suoi occhi. Ero talmente scossa che nemmeno riuscii a chiedergli quale fosse il nuovo problema. Non mi andava di aggiungerne altri, in quel momento.

<<Torna in fretta>>, sussurrai.

Mi diede un bacio leggero sulle labbra e sparì nella foresta con Seth al suo fianco.

Jacob era rimasto all’ombra degli alberi; non riuscivo a cogliere la sua espressione. <<Vado di fretta, Bella>>, disse senza entusiasmo. <<Perché non la fai finita?>>.

Deglutii, con la gola talmente secca da non capire se ne potesse uscire un suono.

<<Dì ciò che devi, e togliamoci il pensiero>>.

Respirai a fondo. <<Scusa se sono così cattiva>>, sussurrai. <<Mi dispiace di essere stata egoista. Magari non ti avessi mai conosciuto, avrei evitato di ferirti in questa maniera. Non lo farò più, te lo prometto. Ti resterò lontana. Me ne andrò in un altro Stato. Non dovrai più venirmi a cercare>>.

<<Non mi sembra granché come soluzione>>, disse amareggiato.

Non riuscivo a esprimermi che con sussurri. <<Dimmi tu come fare>>.

<<E se non volessi lasciarti andare? E se, egoista o no, preferissi vederti restare? Posso dire la mia, o sei tu a voler decidere per me?>>.

<<Non servirà a niente, Jake. Ho sbagliato a restarti vicina quando sapevo che desideravamo cose tanto diverse. Non migliorerà. Continuerò a farti del male e basta. Non voglio più ferirti. Non lo sopporto>>. La mia voce si spezzò.

<<Basta. Non dire nient’altro. Capisco>>.

Avrei voluto spiegargli quanto mi sarebbe mancato, ma mi convinsi a non farlo. Sarebbe stato un altro tentativo inutile di migliorare le cose. Per un istante rimase in silenzio con lo sguardo basso, mentre lottavo contro l’istinto di corrergli incontro e abbracciarlo. Per confortarlo. Poi alzò la testa di scatto.

<<Beh, non sei l’unica capace di sacrificare sé stessa>>, disse con voce più convinta. <<Ci si può giocare anche in due>>.

<<A cosa?>>

<<Anch’io mi sono comportato davvero male. Ti ho reso la vita più difficile del necessario. Avrei potuto farmi da parte già all’inizio, senza battere ciglio. Invece anch’io ti ho ferita>>.

<<E’ colpa mia>>.

<<Non voglio che ti prenda tutte le responsabilità, Bella. Né tutta la gloria. Io so come riscattarmi>>.

<<Cosa stai dicendo?>>, domandai. La luce improvvisa e ardente nel suo sguardo mi spaventò.

Alzò gli occhi al sole e mi sorrise. <<Laggiù sta per esplodere una battaglia piuttosto seria. Credo che non sarà così difficile, per me, uscire di scena>>.

Le sue parole mi sprofondarono nel cervello, lentamente, una alla volta, e mi mozzarono il respiro. Malgrado le intenzioni di tagliare definitivamente fuori Jacob dalla mia vita, solo in quell’istante capii quanto dovessi affondare la lama per riuscirci davvero.

<<Oh, no, Jake! No, no, no!>>, sbottai, terrorizzata. <<No, Jake. Per favore, no>>. Iniziarono a tremarmi le ginocchia.

<<Che differenza fa, Bella? Sarà soltanto più comodo per tutti. Non dovrai nemmeno traslocare>>.

<<No!>>. La mia voce si fece più forte. <<No, Jacob! Non te lo permetterò!>>

<<E come farai a fermarmi?>>, mi provocò con leggerezza, sorridendo per togliere cattiveria alla domanda.

<<Jacob, ti scongiuro. Resta con me>>. Glielo avrei chiesto in ginocchio, se solo fossi riuscita a muovermi.

<<Per un quarto d’ora soltanto, perdendomi una bella rissa? Così potrai scappare non appena penserai che sono fuori pericolo? Non dire fesserie>>.

<<Non scapperò. Ho cambiato idea. Troveremo una soluzione, Jacob. Un compromesso c’è sempre. Non andare!>>

<<Stai mentendo>>.

<<No. Sai che come bugiarda non valgo niente. Guardami negli occhi. Rimango qui solo se resti anche tu>>.

La sua espressione si indurì. <<Allora posso farti da testimone al matrimonio?>>.

Passo un istante prima che riuscissi a parlare, e tuttavia l’unica risposta che riuscii a dargli fu: <<Per favore>>.

<<E’ come pensavo>>, disse, e sul suo viso tornò la calma, a eccezione della luce turbolenta negli occhi.

<<Ti amo, Bella>>, mormorò.

<<Ti voglio bene, Jacob>>, sussurrai a stento.

Sorrise. <<Lo so meglio di te>>. Si voltò e fece per andarsene.

<<Qualsiasi cosa>>, urlai alle sue spalle, con voce strozzata. <<Tutto ciò che vuoi, Jacob. Ma non farlo!>>

Si fermò e si girò lentamente. <<Secondo me non dici sul serio>>.

<<Resta>>, lo implorai.

Scosse la testa. <<No, vado>>. S’interruppe, come per decidere qualcosa. <<Ma potrei lasciare che sia la sorte a decidere>>.

<<Cosa vuol dire?>>, tossii.

<<Che non farò niente di proposito. Solo darò il mio meglio per il branco e quel che sarà, sarà>>. Si strinse nelle spalle. <<Se riuscissi a convincermi che desideri davvero il mio ritorno…e che non è soltanto per egoismo>>.

<<Come faccio?>>, domandai.

<<Potresti chiedermelo>>.

<<Torna>>, sussurrai. Come poteva dubitare che non dicessi sul serio?

Scosse la testa e sorrise di nuovo. <<Non è questo che intendo>>.

Mi bastò un secondo per capire e nel frattempo mi accorsi del suo sguardo di superiorità, sicuro della mia reazione. Non appena sentii la certezza, però, balbettai la domanda senza fermarmi a pesarne le conseguenze.

<<Vuoi baciarmi, Jacob?>>.

Strabuzzò gli occhi, sorpreso, ma poi li socchiuse sospettoso. <<Stai bluffando>>.

<<Baciami, Jacob. Baciami. E ritorna>>.

Restò immobile nell’ombra, in guerra con sé stesso. Fece per voltarsi verso ovest, il busto girato ma i piedi ben piantati dove stavano. Senza guardarmi, fece un passo indeciso verso di me, e poi un altro. Inclinò il viso per osservarmi, dubbioso. Restituii lo sguardo. Non avevo idea di che espressione avessi. Jacob si dondolò sui talloni, poi si trascinò in avanti e coprì la distanza tra noi con tre grandi passi.

Sapevo che avrebbe approfittato della situazione. Me lo aspettavo. Restai immobile – gli occhi chiusi, i pugni stretti ai miei fianchi – mentre con le mani cercava il mio viso e le sue labbra trovavano le mie, con un’avidità che non era lontana dalla violenza. Sentii la sua rabbia, quando con la bocca si accorse della mia resistenza passiva. Una mano si avvicinò alla mia nuca, l’altra mi afferrò brusca la spalla, mi scosse e mi avvinghiò a lui. Poi proseguì sul mio braccio, mi cercò il polso e lo sollevò a circondargli le spalle. Lo lasciai dov’era, il pugno ancora stretto, senza sapere dove mi avrebbe condotto il desiderio disperato di salvargli la vita. Nel frattempo le sue labbra, di una morbidezza e di un calore straordinari, cercavano di scatenare la reazione delle mie. Quando fu certo che non avrei lasciato cadere il braccio, mi liberò il polso e la sua mano si fece strada fino ai miei fianchi. La mano infuocata trovò un lembo di pelle all’altezza della vita e mi costrinse ad avvicinarmi e inarcare il corpo contro il suo.

Le labbra si fermarono per un istante, ma sapevo che la fine era ancora lontana. Con la bocca seguì il contorno del mio mento, poi esplorò il profilo del collo. Lasciò i capello in cerca dell’altro braccio, che voleva stringersi al collo come il primo.

Poi mi ritrovai le sue braccia attorno ai fianchi e le sue labbra all’orecchio.

<<Puoi fare meglio di così, Bella>>, sussurrò tenebroso. <<Ci stai pensando troppo>>.

Sentii un fremito quando con i denti mi toccò il lobo.

<<Esatto>>, mormorò. <<Una volta tanto, concediti di sentire ciò che senti>>.

Scossi la testa meccanicamente, finché con una mano tornò a stringermi i capelli per tenermi ferma. La sua voce si fece acida. <<Sei sicura di volere che io torni? Non è che in realtà desideri la mia morte?>>.

Mi sentii scuotere dalla rabbia come da un colpo violento di frusta. Così era troppo: non stava giocando pulito.

Avevo già le braccia sulle sue spalle, perciò gli tirai due ciocche di capelli senza badare al dolore pungente alla mano destra e mi ribellai, nello sforzo di allontanare il viso dal suo.

E Jacob fraintese.

Era troppo forte per accorgersi che le mie mani, decise a strappargli i capelli alla radice, volevano fargli male. Scambiò la rabbia per passione. Pensava che finalmente stessi reagendo. Con un sospiro selvaggio riavvicinò la bocca alla mia, le dita affondate nella pelle dei miei fianchi.

Lo scatto di rabbia sbilanciò il mio debole autocontrollo e la sua reazione inattesa, estasiata, lo sconvolse del tutto. Se si fosse sentito soltanto trionfante, forse avrei resistito. Ma la spontaneità assoluta e indifesa della sua gioia improvvisa sbriciolò la mia determinazione, la mise fuori uso.

Il cervello si scollegò dal corpo e mi ritrovai a baciare Jake.

Contro ogni logica, le mie labbra si muovevano assieme alle sue in una maniera strana e incomprensibile, mai sperimentata prima – perché con Jacob non dovevo stare attenta, e di certo lui non doveva esserlo con me.

Strinsi le dita ai suoi capelli, ma stavolta per avvicinarlo a me.

Era ovunque. Il sole abbagliante inondò di rosso i miei occhi ed era il colore giusto, con tutto quel caldo. Il caldo era ovunque. Non vedevo, non sentivo, non provavo nient’altro che non fosse Jacob.

L’unico frammento di cervello che manteneva un po' di lucidità mi urlava domande.

Perché non la smettevo? E, peggio ancora, perché non trovavo in me stessa nemmeno il desiderio di smettere? Non volevo che si fermasse: perché? Perché le mie mani gli stringevano le spalle ed erano felici di sentirle larghe e forti? Di sentire anche le sue mani sul mio corpo, e di desiderare che stringessero ancora di più?

Domande stupide, perché la risposta era chiara: avevo mentito a me stessa.

Aveva ragione Jacob. L’aveva sempre avuta. Era più di un semplice amico. Ecco perché non riuscivo a dirgli addio: ero innamorata di lui. Sì. Lo amavo più di quanto avrei dovuto, e tuttavia non abbastanza.

Tratto da “Eclipse” di Stephenie Meyer

 

Ps: Non c’ho dormito una notte dopo aver letto questo passo…

 

1/22/2009

Romeo e Giulietta

...Ciò che chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo...
 
"Romeo e Giulietta" di William Shakespeare
1/20/2009

Cime Tempestose

"Ecco la differenza dei nostri sentimenti; se lui fosse stato al posto mio e io al suo, l'avrei odiato di un odio che mi avrebbe avvelenata la vita come fiele, pure non avrei mai levato una mano contro di lui. Mostrati incredula quanto ti pare e piace! Io non l'avrei mai privato della compagnia di Catherine finchè ella avesse mostrato di desiderare la sua. Non appena tale desiderio fosse cessato, gli avrei strappato il cuore, e bevuto il sangue! Ma, prima d'allora... oh! tu non mi conosci... prima d'allora sarei morto goccia a goccia, piuttosto che torcergli un capello!"
 
Tratto da "Cime Tempestose" di Emily Bronte
12/2/2008

Fiore di Maggio

Fiore Di Maggio

Tu che sei nata dove c'è sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si può tuffare
e quel sole ce l'hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio è nato un fiore.
E ti ricordi c'era il paese in festa
tutti ubriachi di canzoni e di allegria
e pensavo che su quella sabbia
forse sei nata tu
o a casa di mio fratello non ricordo più.
E ci hai visto su dal cielo
ci hai provato e piano sei venuta giù
un passaggio da un gabbiano
ti ha posata su uno scoglio ed eri tu.
Ma che bel sogno era maggio e c'era caldo
noi sulla spiaggia vuota ad aspettare
e tu che mi dicevi guarda su quel gabbiano
stammi vicino e tienimi la mano.
E ci hai visto su dal cielo
ci hai provato e piano sei venuta giù
un passaggio da un gabbiano
ti ha posata su uno scoglio ed eri tu.
Tu che sei nata dove c'è sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si può tuffare
e quel sole ce l'hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio è nato un fiore...

 

Mai... mai e poi mai. Per tutti i giorni della tua vita tieni ben scritte dentro te queste parole... incidile nel tuo cuore... sussulta ogni volta che la prima nota di questa canzone viene suonata e la prima parola pronunciata.

Non chiedermi perchè... fallo e basta... ed un giorno capirai.

10/3/2008

Stay hungry. Stay foolish.

Steve Jobs – Stanford University – 12/05/2005

“Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato, anzi, a dir la verità questa è la cosa più vicina alla laurea che mi sia mai capitata.

Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è su una cosa che io chiamo ‘unire i puntini’ di una vita. Quand’ero ragazzo, ho abbandonato l’università, il Reed College, dopo il primo semestre. Ho continuato a seguire alcuni corsi informalmente per un altro anno e mezzo, poi me ne sono andato del tutto. Perché l’ho fatto? E' iniziato tutto prima che nascessi. La mia mamma biologica era una giovane studentessa universitaria non sposata e quando rimase incinta decise di darmi in adozione. Voleva assolutamente che io fossi adottato da una coppia di laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare sin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però, quando arrivai io, questa coppia - all’ultimo minuto - disse che voleva adottare una bambina. Così, quelli che poi sarebbero diventati i miei genitori adottivi, e che erano al secondo posto nella lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: ‘C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete?’. Loro risposero: ‘Certamente!’. Più tardi la mia mamma biologica scoprì che questa coppia non era laureata: la donna non aveva mai finito il college e l’uomo non si era nemmeno diplomato al liceo. Allora la mia mamma biologica si rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Questo è stato l’inizio della mia vita. Così, come stabilito, parecchi anni dopo, nel 1972, andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno troppo costoso, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi non riuscivo a trovarci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta una vita.

Così decisi di mollare e di avere fiducia, che tutto sarebbe andato bene lo stesso.

Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso in vita mia. Nel momento in cui abbandonai il college, smisi di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a entrare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca-Cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e potermi comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio degli Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del Paese. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Appresi la differenza tra i tipi di carattere Serif e San Serif, capii la differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, compresi che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era bello, ma anche artistico, storico, e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose, però, aveva alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi lasciato i corsi ufficiali e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente, all’epoca in cui ero al college era impossibile per me ‘unire i puntini’ guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Insomma, non è possibile ‘unire i puntini’ guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all’indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Bisogna credere in qualcosa: il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche quando questo ci porterà lontano dalle strade più sicure e scontate, e farà la differenza nella nostra vita. Questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi e, invece, ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia parla d’amore e di perdita.

Io sono stato fortunato: ho scoperto molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Steve Wozniak e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in dieci anni Apple è diventata - da quell’aziendina con due ragazzi in un garage che era all’inizio - una compagnia da 2 miliardi di dollari con oltre 4 mila dipendenti.

Nel 1985 - io avevo appena compiuto 30 anni e da pochi mesi avevamo realizzato la nostra migliore creazione, il Macintosh - sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta, avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose erano andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il consiglio di amministrazione si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era saltato e io ero completamente devastato. Per alcuni mesi non ho saputo davvero cosa fare. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me; come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce (co-fondatore di Intel) e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley.

Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non aveva cambiato quello che provavo, neanche un poco. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti, consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, ‘Toy Story’, e adesso è lo studio di animazione di maggior successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono tornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. Mia moglie Laurene e io abbiamo una splendida famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente.

Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non bisogna perdere la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Bisogna trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà una buona parte della nostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è di fare quello che riteniamo essere un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo. Chi ancora non l’ha trovato, deve continuare a cercare. Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie d’amore, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare e non vi accontentate.

La terza storia parla di morte.

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: ‘Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione’. Mi colpì molto e da allora, negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: ‘Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?’. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato. Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c’è ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore. Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la Tac alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Prima non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile, che sarei morto entro i prossimi tre, al massimo sei mesi. Quindi sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi di poter dire loro in dieci anni. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire ai tuoi: ‘addio’. Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini, per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso, per fortuna, sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche l’unica per qualche decennio. Essendoci passato attraverso, adesso posso parlarvi con un pò più di cognizione di causa di quando la morte per me era solo un concetto astratto. Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso, in realtà non vogliono morire per andarci. Ma la morte è la destinazione che tutti condividiamo. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. E' l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo, c’era un giornale incredibile che si chiamava ‘The Whole Earth Catalog’, praticamente una delle bibbie della mia generazione. è stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci aveva messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine per scrivere, forbici e foto Polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di ‘The Whole Earth Catalog’ e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono l’ultimo numero. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina di quel numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: ‘Stay Hungry. Stay Foolish’ (Siate affamati. Siate folli). Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish: io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita lo auguro a tutti voi. Stay Hungry. Stay Foolish”.

8/28/2008

U tagghiamu 'stu palluni...?! (VideoSpot Sociale)

PER LA NOSTRA CITTA'! Commentate...
 
 
8/1/2008

Only For You...

Quanto tempo è passato...
La mia vita in questo blog è ferma a tanto tempo fa... e oggi... ho riletto......
Si cambia nella vita... si cresce.........
Rileggendo quasi ridevo sopra le parole che leggevo... forse tentavo solo di nascondere la vergogna per tante parole buttate al vento... tante promesse fatte senza cognizione di causa... beh riflettendoci però... certe cose le ho dette sentendole dal cuore... ma si cambia... si cresce... e anche determinati sentimenti possono diventare mutevoli... del resto QUASI niente è per sempre...
Forse è il caso di aggiornare le pagine del mio diario prima di parlare...........
Beh... chiusa una porta si apre un portone... e uscito dalla storia con Laura... beh... ho conosciuto una ragazza alla quale tutto ciò che c'è di positivo nel mondo può esser detto... si chiama Serena...
Evito i dettagli... del resto... io e te li sappiamo già... non serve altro da aggiungere...
Oggi però... rileggendo... beh... ho cercato di capire due parole......... Rabbia e Paura...
Non so se mai capirò ciò... però... io volevo solo dire che... beh... tu non sei come loro.
Già... adesso starai dicendo... "come fai a dirlo? Non conosci tutto di me..."...
Sai che ti dico? Le persone non si finiscono mai di conscere... ma io... posso dre che tu sei diversa. Lo sei per me.
Chi mi conosce lo sa... e avrà già capito...
Forse... è meglio che sia esplicito... che parli chiaro... niente va lasciato mai al caso quando si tratta di cose davvero importanti.........
 
Sai... ho sempre detto che nn cambierei mai la mia vita (ed è vero)... che non ho rimpianti o rimorsi... sono cresciuto... ed oggi come oggi... posso affermare ciò con fierezza e sicurezza........ però rileggendo... forse una cosa che rimpiango c'è...
Io ho un grande rispetto per le parole e il loro significato... ma forse.. forse fin ora... mi sono fatto ingannare.... mi sono fatto prendere dal'entusiasmo... e le ho usate con troppa facilità... ingannato da me stesso... o forse ho solo detto ciò che pensavo... ma erano pensieri fugaci, rapidi... come il lampo che è già spento prima che tu possa dire lampeggia... o forse... erano solo il risultanto di deboli sentimenti simili ad amore e che si ono spenti come ogni sentimento che non viene alimentato...........
Lo so... non puoi negarlo... so che la paura nel conoscere il mio passato è dettata da ciò... ma... credimi...
Tu non sei come le altre. Adesso non è solo il mio cuore altamente infiammabile a parlare come è stato fin ora. Ma la mia mente... razionale e tutta d'un pezzo.
 
Torno a viaggiare indietro nella mia memoria e... beh....... Non ci sono ex fidanzate che tengano, primi amori e vecchie fiamme che reggano... io non sono mai stato così.
Con ciò non voglio screditare nessuno... io sono quel che sono anche grazie a loro... ma vedi...
 
Nè Anna e le prime esperienze, nè Laura e l'allontanamento della fisicità... nessuno... nemmeno una Viviana... di cui ero follemente innamorato... a cui sono andato dietro due anni... a cui ho dedicato canzoni e pagine di blog... a cui ho dato la mia vita........... nessuno mi ha mai fatto stare così.
 
Il cuore che batte come un ragazzino al suo primo amore o come un bimbo che sognando di fare il calciatore dà il suo primo calcio ad un pallone... le frasi che ho sempre sognato e che mi fanno sciogliere... i gesti che saranno scontati ma non ho mai avuto... il sorriso che dà voglia di vivere e di gioire e di sorridere, proprio ciò che caratterizza la mia ragazza ideale... gli occhi che penetrano fino all'anima scrutandola e facendola propria... gli abbracci e i baci che sanno di innocenza ma anche di passionalità... tutto. E quando dico tutto... è semplicemente tutto.
 
Non so quanto questo possa essere convincente... ma viene direttamente dalla mia anima.
 
Tu non sei come le altre. Non avere paura................
Ogni cosa che ti dico... non sarà mai paragonabile a ciò che ho detto nel passato... perchè tu..... tu sei diversa per me.
 
Ecco..... questa è l'unica certezza che ho...
 
Anzi no... sono due... già... perchè se me lo permetterai... un giorno... per la prima volta nella mia vita... potrò guardare negli occhi una ragazza... e dirle che l'amo con tutto il cuore.. guardandola negli occhi però... sussurandoglielo all'orecchio mentre dolcemente la stringo a me... e soprattutto potrò farlo liberamente sapendo che per la prima volta... lei ricambia questo sentimento.
Non dovrò più aver paura di un silenzio... non dovrò più aver paura di farlo fissando chi mi sta di fronte... perchè sarà amore. Vero e puro.... forse sarà il primo Amore... quello con la A maiuscola.........
 
Grazie di esserci. Sempre.
 
Bentoranto Sole... bentornato, anzi benvenuto nella mia vita!
 
(ps: il motivo di questo intervento è molto semplice. Forse per la prima volta nella mia vita sono davvero felice e voglio gridarlo al mondo... so che molti penseranno che riskio di fare l'errore che mi sono rimproverato poco fa... ma... non è così... perchè è ciò k sento dentro che mi convince di ciò... ogni giorno di più... non tentativi di autoconvincimento... ma cuore e mente che insieme viaggiano verso un'unica meta. Stavolta è quella buona... lo so... e io non voglio farmi scappare neanche un secondo di questa meravigliosa vita che ho trovato davanti a me. So di non sbagliarmi!)